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Alla luce dell’articolo pubblicato sul Corriere dell’Umbria il giorno 30 marzo 2017 dal titolo (fuorviante nella prima parte) “Tasse più alte, gli studenti si spaccano”, in cui si riportano peraltro fedelmente le posizioni espresse dai due rappresentanti degli studenti in seno al Consiglio di Amministrazione dell’Ateneo, mi vedo obbligato a fornire le seguenti precisazioni, sia a difesa dell’operato dell’Università di Perugia e della sua governance, sia per evitare che venga trasmesso un messaggio non corretto al pubblico dei lettori, in generale, e, nello specifico, ai nostri studenti (attuali e futuri) e alle loro famiglie.

Tengo a sottolineare che nel totale le tasse preventivate per l’aa 2017/18 non aumentano, l’introito per l’Ateneo rimane (a ipotetica parità di numero degli iscritti) costante. Quello che avviene è che, per effetto del recepimento delle disposizioni contenute nella legge di bilancio 2017 dello Stato Italiano nella parte riguardante la contribuzione studentesca, si ha un effetto redistributivo a favore degli studenti in condizioni economiche meno agiate, ma anche regolari e meritevoli. Tale effetto si può riassumere nei seguenti punti:

-          viene azzerato (per fasce ISEE fino a 15.000 euro) e significativamente ridotto (per fasce ISEE da 15.001 a 30.000 euro) quanto incassato dall’Ateneo da studenti che rispondono congiuntamente anche ai requisiti di regolarità (in corso, ma anche un anno fuori corso) e di merito (in termini di un minimo di crediti formativi totalizzati l’anno prima);

-          sono stati eliminati tutti gli ulteriori contributi a carico degli studenti, fino al rilascio del titolo finale di studio, con un risparmio pro-capite che va dai 25 a 40 euro, o anche più per alcuni corsi di laurea;

-          per garantire l’equilibrio di bilancio, in una manovra sulle tasse universitarie a saldi invariati, viene aumentata (come implicato dalla nuova normativa) la maggiorazione prevista sui fuori corso (dal secondo anno in poi) applicando un minimo (di legge) di 200 euro per andare su valori più elevati al crescere dell’ISEE e del numero di anni fuori corso; in aggiunta, sono ritoccate con aumenti da 20 a 40 euro le tasse universitarie dovute dalle fasce ISEE da 30.000 euro in poi, ponendo solo a carico di chi presenta un ISEE superiore a 100.000 euro un aumento di 85 euro.

Lascia quindi perplessi la posizione critica assunta dall’UDU, considerato che il sistema di contribuzione studentesca, ben riformato meno di un anno fa anche con la loro partecipazione, non viene stravolto, ma solo adeguato al nuovo contesto normativo e comunque spostato ancor più nella direzione di una maggiore equità, gradualità e progressività a tutela delle fasce economiche più deboli e degli studenti più meritevoli.

Resto a disposizione per qualunque altro chiarimento. Saluti cordiali.

Prof. Alessandro Montrone - Delegato del Rettore per il Bilancio e le Risorse Finanziarie

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