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Lezione densa di contenuti e di spunti di riflessione quella tenuta sabato 11 ottobre dal Procuratore Generale Fausto Cardella sul tema “Etica e pubblica amministrazione”, nell’ambito del Master di II livello in Etica, Economia e Management, organizzato dal Dipartimento di Filosofia, Scienze Sociali, Umane e della Formazione.

Numerosi i temi affrontati, dalla gestione e organizzazione dell’ufficio, ai rapporti tra e con le istituzioni, all’auto-governo della magistratura, lo strumento attraverso il quale si realizza e si garantisce l’autonomia del magistrato.

Il Procuratore, sotto gli occhi attenti dei presenti, ha sottolineato come questi aspetti, riguardanti la disciplina costituzionale, divengano centrali quando si affrontano le questioni relative a comportamento ed etica, nel rispetto delle distinzioni stabilite, non mancando di lanciare alcuni affondi su vicende storiche e politiche anche recenti. L’etica del magistrato, secondo Cardella, non è riducibile unicamente al concetto di “equidistanza” ma è un tema estremamente complesso sul quale occorrerebbe porre un’attenzione maggiore e sul quale, altresì, è necessaria, oggi più che mai, un’ampia riflessione. Sebbene infatti sia stato già scritto molto sull’argomento, i numerosi fattori in gioco, quali autonomia, indipendenza, difesa delle prerogative, efficienza, spazio d’azione ed etica del magistrato, impongono un insieme di regole condivise tra il microcosmo della magistratura e la società esterna, al fine di rendere i comportamenti del giudice se non graditi, perlomeno accettati, in quanto, evidenzia ancora Cardella, il magistrato deve tenere un comportamento “giusto” e non “buono” nel senso comune del termine, esercitandosi la sua etica in rapporto al “terzo”, ossia all’imputato.

 

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(Il Procuratore Cardella durante la lezione tenuta agli studenti del Master in Etica, Economia e Management)

 

Strumento etico supremo affinché tale etica sia garantita è l’esercizio costante dell’umiltà, seguito dall’indipendenza, formale e sostanziale. Il giudice, cioè, nonostante viva nella società, deve apparire il più possibile neutrale rispetto ai suoi meccanismi. L’obiettività, dunque, secondo la visione del Procuratore Cardella, è un obiettivo, e il percorso per conquistarlo irto di insidiosi ostacoli.

Pertanto, si rende necessario un ripensamento dell’etica del giudice in questo senso, per superare l’ormai obsoleto concetto di semplice equidistanza e per adattare il paradigma comportamentale del magistrato rispetto alla complessità della società odierna, al fine di comprendere la reale complessità delle situazioni, quali ad esempio il trattamento della parte che entra nel processo, la quale, colpevole o meno che sia, ha diritto di difendersi sia dal giudice che rispetto all’opinione pubblica, o ancora a riguardo del delicato tema, scottante e di grande attualità, delle intercettazioni.

“Non possiamo sottolineare abbastanza l’importanza dell’incontro con una figura così importante nell’ambito di anti-corruzione e lotta alle mafie, particolarmente all’interno del Master – ha dichiarato il Prof. Massimiliano Marianelli, titolare del corso in Modelli di relazionalità e valori condivisi – in quanto è nostra ferma convinzione, nonché principio ispiratore del corso, che cambiando i modelli relazionali, non soltanto di aziende e imprese ma anche degli apparati governativi, sia possibile modificare radicalmente la società. Per ottenere un risultato così ambizioso, però, è necessario fornire ai nostri studenti gli strumenti necessari per rivedere i modelli tradizionali, ed è esattamente questo che si propone il Master, anche e soprattutto con lezioni come quella di oggi”.

 

 

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